I PENSIERI DI DON PASQUINO
“Metti gli altri prima di te. Distacca il tuo cuore dalle cose di quaggiù dando generosamente, a chi domanda, tutto quello che puoi; servi prima il tuo prossimo e poi te stesso.”
“Sei Seminarista e dal Signore più regalato di doni e di grazie. Devi farti santo o per amore o per forza, che i mezzi li hai.”
“Sii puro, sii casto, e tutto ti andrà bene, sarai benedetto da Dio e avrai da Lui gli aiuti più potenti per vincerti e per riparare l’oppressione dei poveri e la frode nella mercede degli operai.”
Il 1° luglio 1938, rientrato alcuni mesi prima dall’Africa molto debilitato, don Pasquino riceve il bianco abito certosino nella Certosa di Farneta. E’ la festa del Preziosissimo Sangue di Gesù. E scrive:«O Gesù, desidero vivere oggi la vita del Vostro Sangue prezioso, e io vi offro tutte le mie sofferenze, i miei pensieri, le mie azioni».
“Non ci sono nella vita ore per santificarsi ed ore per riposare. Ogni nostro momento deve essere santo: santi i pensieri, gli affetti, le parole, le opere nostre. Tutto quello che esce dall’anima nostra diventa com’essa immortale (…) Tutto quello che noi facciamo dentro e fuori dell’anima è vita o morte; vita se i nostri atti sono conformi alla santità di Dio, morte se sono contrari a questa santità. Tutto quindi deve essere santo, cioè continuamente diretto dalla DivinaVolontà.”
Dove li mando questi poveri ragazzi se nessuno li vuole ospitare? Possiamo anche dare la vita per la causa della patria, non è vero?
ALTRE VOCI

“Quale concezione del sacerdozio sostiene e orienta la formazione dei futuri presbiteri? Un modello importante di vita sacerdotale è quello del curato d’Ars: povertà, morire a se stessi, carità. Sacerdote ‘uomo spogliato’, povero nell’abitazione, nel vestiario, nel cibo, nei beni, nel servizio. E’ ‘un uomo crocifisso’ quindi educato a morire al corpo, allo spirito, alla propria volontà, alla famiglia, alla propria fama; ‘un uomo mangiato’, quindi pronto a offrire il corpo, il tempo, i beni, la salute, la vita”.
Sandro Spreafico

“Don Pasquino Borghi fu prima di tutto sacerdote di Cristo; tutta la sua vita fu testimonianza di cristianesimo vissuto nella perfetta osservanza dei princìpi evangelici. Egli amò il Signore e il prossimo con dedizione totale, nella pienezza delle sue energie(…)”.
Salvatore Fangareggi, Un prete nella Resistenza. Don Pasquino Borghi.
La Tartaruga, Roma, 1975, pag.104

“Che cosa, infatti, rende grande ai nostri occhi la testimonianza di questo sacerdote? La sua vita avventurosa? La sua personalità forte e poliedrica? Per comprendere la sua statura occorre chiederci in che cosa la sua vita si è lasciata attraversare dalla luce di Cristo. Da questo punto di vista ci colpisce, certo, la sua grande generosità, che lo ha portato a essere missionario in Africa, ma ci colpisce anche il suo desiderio di restare solo con Dio che, in una stagione della sua vita, si è concretizzato nella scelta della vita monastica. Non c’è contraddizione tra l’impeto missionario e la ricerca della contemplazione di Dio, anzi: non c’è vera missione, non esiste autentico impegno pastorale, se non sgorga dal desiderio di stare con Gesù e partecipare della sua passione per l’uomo.”
(Omelia del Vescovo Mons. Massimo Camisasca nel 70° della fucilazione di don Pasquino Borghi e di altri otto patrioti, in La Libertà, 30 gennaio2014)